martedì 11 novembre 2008

Strane usanze degli americani

Credo che quello che ho visto oggi abbia difficilmente paragoni. Da Starbucks (sì, sempre quello) un ragazzo ha ordinato un grande coffee (praticamente mezzo litro di brodaglia americana). Poi ci ha aggiunto latte, panna, zucchero e credo vaniglia in polvere. Poi voleva naturalmente mescolare il tutto, ma erano finite le stecchette di legno. Al che si sfila gli occhiali da vista, infila un'astina nel bicchierone, gira il tutto vigorosamente, veloce pulitina sui pantaloni, e via di nuovo con gli occhiali sul naso. Non so se l'ho sognato o se l'ho visto davvero. Onirico.

lunedì 10 novembre 2008

Cuerno Restaurant

Bene. Riprendiamo la serie di aggiornamenti sulla nightlife di Atlanta. Visto che mezzo Politecnico è di nuovo qui, siamo andati a mangiare al Cuerno Restaurant. Dopo ben due volte andata a buca, questa volta mi sono deciso a prenotare. Si, decisamente credo che ricorrerò alla prenotazione più spesso. Mi sono rotto di fare la figura dell'idiota. Di arrivare nei locali e poi dover dire alla gente: no, non c'è posto. Oppure: bisogna attendere 45 minuti. Altrimenti, che ci vivo a fare ad Atlanta??



Il cuerno è tipico ristorante spagnolo, con tanto di menù in lingua. Ma con i sottotitoli in inglese. Ad accogliervi c'è il simpatico signore che vedete in foto. Direi assolutamente appropriato. Questa sera, all'ombra del toro, c'erano anche le ballerine di flamenco con i tre nonnini suonatori a fare da accompagnamento. Bellissimo. Rumoroso, ma ne valeva decisamente la pena.

Tipo: ristorante
Locale: 8.5
Food: 8
Drink: n.a.
Dindi: $$
Web: www.sottosottorestaurant.com

sabato 8 novembre 2008

Hockey? Ok!

Dopo il baseball, anche l'hockey. Ho paura che non riuscirò a fare il basket. Purtroppo. Però sono stato alla Philips Arena, il nido degli Atlanta Hawks. Ma questa è un'altra storia, torniamo all'hockey. Giovedì sera si giocava un match NHL, Atlanta Thrashers vs New York Islanders. Altro che baseball! :)

Questo è gioco maschio. Dei più puri. Sapevo che non si risparmiano le botte, ma è seriamente da veder saltare denti, nasi e mascelle. Per qualsiasi futilità, si accende la rissa. Inevitabile. Nella corsa per recuperare il puck, gli avversari sono comodi materassi per non schiantarsi contro le pareti del campo. Ma gran spettacolo.

Come per il baseball, valgono le solite regole per gli spettatori. L'americano medio arriva dopo che la partita è iniziata, non segue il gioco, mangia, beve, e si appassiona solo agli intermezzi pubblicitari in cui l'entertainment organizza simpatici (?!) giochi in cui viene coinvolto il pubblico. Tutto sommato però un'occhio alla partita lo lanciano ogni tanto, giusto per accorgersi quando si fa goal. E anche qui, se lo stadio è tipicamente silenzioso e sonnolento, al goal si accende come fosse uno dei nostri (dove a questo punto dovrò andare al più presto per fare almeno un confronto...).

mercoledì 5 novembre 2008

Storia

Anche questa è andata. Ha vinto. Sarà il primo Presidente Nero. Ho seguito tutta la nottata elettorale, e devo dire che è stata davvero coinvolgente. Alla chiusura dei seggi sulla costa occidentale, a mezzanotte, Obama è stato confermato 44° presidente eletto degli stati uniti d'america. Più che altro mi hanno colpito i discorsi fatti. Di Obama, che devo dire essere un vero animale da palcoscenico. Niente a che vedere col coniglietto con le orecchie a sventola e gli occhietti tondi tondi e vicini vicini. Ha fatto un discorso che potrei dire memorabile. Vero, è solo la mia opinione, ma mi è piaciuto davvero. Vero, è stato sicuramente preparato in ogni singola frase parola virgola pausa, ma mi è piaciuto davvero. E anche il modo con cui ha detto "... and I will be your President, too" mi è piaciuto davvero. Non preoccupatevi, non mi sto americanizzando così tanto. Però il confronto coi nostri viene spontaneo. A parte, una considerazione sulla velocità delle operazioni di spoglio: dopo tre ore dalla chiusura dei seggi sulla costa orientale (e quindi anche qui in Georgia), questi avevano contato qualcosa come 43 milioni di schede. Che sono più di tutte quelle che votiamo in Italia. In tre ore. Noi quanto ci mettiamo? Trenta ore, forse. Bah, pace. A parte tutto, sono contento di aver visto la Storia in diretta, e di essere stato qui. Credo proprio che me lo ricorderò. Last but not least, onore ai vinti. Devo dire che anche Senator McKane (come lo chiamano qui, citando simpaticamente il Cittadino Kane di Quarto Potere - anche se dal suo punto di vista forse la citazione simpatica non è) ha dato prova di essere vero uomo d'onore. Appena ha capito che non c'era più niente da fare, è uscito, ha parlato, si è preso i fischi, e si è anche addossato la colpa. Dicendo alla fine "... today, I was a candidate for the highest office in the country I love so much. And tonight, I remain her servant". Certo, pensato e provato anche questo. Ma anche qui, il confronto con i nostri viene spontaneo.

lunedì 3 novembre 2008

Probabilità (4)

Questa va oltre ogni limite. Non credo di aver assistito ad una tale serie di coincidenze in tutto il resto della mia vita. Oggi sono stato a trovare la mia amica (Probabilità 2) per farle vedere le foto della California. Appena arrivato mi fa: "aspetta, devo farti vedere una cosa" e mi mostra una foto sulla sua macchina. Appena l'ho vista, ho strabuzzato gli occhi: era LUI. Il Libanese (Probabilità 3). L'ha incontrato per Caso in un ristorante in cui è andata sabato sera. Incredibile. E si sono parlati. E il Libanese ha confessato: aveva avuto un impegno, per quello non era potuto venire alla cena che ci aveva promesso (Probabilità 3 e 1/2). Caso volle.

Frankie's last car

Beh, tutto avrei pensato di poter scrivere su questo blog tranne che di macchine cosi frequentemente. Però ci sta. Oggi sono andato a riprendere la mia fedele macchinina da pappone, la Kia Spectra. Ricordate? Dopo aver aspettato un'ora e mezza che si degnassero di venirmi a prendere (e aver molto cristonato per questo), niente più Kia. Non c'era.
In compenso, qui in America si fa carriera in fretta. Da pappone sono diventato un vero milanesotto figlio di papà ora. C'ho pure il SUVvino, taaaaac!
Mi hanno dato una Dodge Caliber, che vedete in foto (uguale, proprio uguale. A breve metto foto di quella vera, ma il modello è quello). Sotto l'aspetto falsamente tranquillo si nasconde un 2.4litri da 172cv con cambio sequenziale. Divertentissimo!



Consiglio ai naviganti: se capitate in America, in qualsiasi parte, e pagate per avere un servizio ma questo non vi viene fornito in maniera ineccepibile, chiedete SEMPRE uno sconto. Funziona. A San Francisco mi hanno consegnato la Mustang con un'ora di ritardo, e mi hanno detratto il costo della restituzione all'aeroporto anzichè in sede. Stamattina, gli ho chiesto più scherzando che altro, se mi avrebbero scontato qualcosa per il ritardo nel venire a prendermi. Beh, ho ottenuto (senza fiatare) uno sconto del 20% sul prezzo totale dell'affitto dell'auto. Incredibile.

PS: ho già troppa nostalgia del cavallo. Che storia che è stata ragazzi!

domenica 2 novembre 2008

Daylight Saving Time colpisce ancora...

Ebbene sì. E' una guerra lunga e sanguinosa, ormai va avanti da anni. Io e l'ora legale NON andiamo d'accordo. Definitivo. Pochi (due, per la verità) si ricorderanno la prima battaglia combattuta ormai tre anni or sono. Che sclero per quei maledetti 3.6 milioni di millisecondi. Ma oggi me l'ha fatta grossa. Ha segnato davvero un grosso punto. Sto scrivendo dall'aeroporto internazionale di Charlotte, North Carolina. Ci dovevo solo passare per un'ora, ieri sera. Ma l'aereo è partito da San Francisco con un'ora e mezza di ritardo. Quindi ho perso la coincidenza per Atlanta. Nuovo volo alle 7.25 di questa mattina e notte pagata in albergo. Al check-in, la receptionist mi dice che lo shuttle delle 6 per l'aeroporto è pieno. Già qui, panico. Devo prendere quello delle 5. Pace. Vado in camera, nanna per BEN 3 ore (sì siamo anche arrivati TARDI all'hotel), e mi sveglio alle 4.30 per avere il tempo di risistemare le cose e prendere lo shuttle. Vado a fare il check-out e la solita receptionist (ovviamente, la stessa di prima) mi dice: "You woke up earlier".

Silenzio.

Solito effetto Homer. Di nuovo, parlo con il mio cervello, che risponde cose insensate. Le chiedo: "Sorry?". Lei serafica ribatte: "Yes, you were scheduled on the shuttle at 5, not at 4. We have ended the daylight saving time tonight".

Sequenza di stati d'animo piuttosto controversi. Ma alla fine, prevale il momento zen. OOOMMM.

Ora me ne sto qui e aspetto che almeno aprano i banchi del check-in per la valigia.
W l'America.